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N.43 - 02/07/2019

La Coldiretti presenta un decalogo per la frutticoltura made in Piemonte

TORINO Frutta e legalità – Operazione verità: questo il tema dell’iniziativa organizzata da Coldiretti Piemonte. Ad intervenire Alberto Cirio, presidente della Regione Piemonte; Giancarlo Caselli, presidente del Comitato scientifico dell’Osservatorio Agromafie; Roberto Moncalvo, presidente di Coldiretti Piemonte. Un dibattito moderato da Massimiliano Borgia, direttore del Festival del Giornalismo Alimentare. Presenti coltivatori di tutto il Piemonte, il delegato confederale Bruno Rivarossa, presidenti e direttori delle federazioni provinciali. In chiusura è stato illustrato il progetto di accoglienza dei migranti dal direttore di Coldiretti Cuneo, Tino Arosio, insieme al segretario di zona Mario Dotto e ai sindaci di Saluzzo e Lagnasco, Mauro Calderoni e Roberto Dalmazzo.
Fabrizio Galliati, presidente di Coldiretti Torino, informa: «Sono dieci i punti fondamentali da realizzare per la frutticoltura piemontese messa in ginocchio da un sistema di storture insostenibili per i produttori a causa, soprattutto, dei tempi di pagamento troppo dilatati che arrivano fino a 300 giorni, costringendo le imprese agricole a far da banca e a esporsi fortemente dal punto di vista economico. Oggi i frutticoltori devono sottostare a comportamenti messi in atto dai 4 soggetti che governano la filiera, detenendo l’81 per cento del valore della produzione, che si avvicinano sempre di più ai meccanismi che regolano le agromafie. Oltretutto, il comparto frutticolo del Piemonte, ha un fatturato di 500 milioni di euro e si estende su una superficie di 18.479 ettari e conta 7 mila aziende, paga già l’embargo russo, le barriere strutturali e tariffarie che rallentano l’export e alcune importanti malattie, come la batteriosi del kiwi».
Queste sono le 10 priorità per la frutticoltura piemontese segnalate da Coldiretti:
–Attivare immediatamente un Osservatorio regionale su prezzi e dinamiche della filiera della frutta piemontese.
–Bloccare i fondi pubblici per le imprese della filiera che attuano pratiche commerciali sleali.
–Lanciare una campagna di promozione per sostenere il consumo della frutta piemontese.
–Vietare la cessione dei prodotti agricoli con prezzi inferiori ai costi di produzione.
–Fermare le aste a doppio ribasso che provocano pesanti distorsioni e speculazioni lungo la filiera aggravando gli squilibri della distribuzione del valore.
–Prevedere l’etichettatura obbligatoria per l’ortofrutta trasformata.
–Rimuovere il segreto di Stato sulle importazioni.
–Eliminare le differenze normative e di mercato all’interno della Comunità Europea.
–Bloccare l’import dei prodotti extraeuropei trattati con pesticidi vietati in Italia e raccolti con forme diffuse di sfruttamento dei lavoratori.
–Aprire nuovi sbocchi di mercato a livello internazionale.
Il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, ha promesso: «Daremo vita in tempi brevi a un Osservatorio regionale sui prezzi e sulle dinamiche della filiera, che in collaborazione con il Comitato Scientifico dell’Osservatorio Agromafie presieduto da Gian Carlo Caselli, possa mettere in atto un progetto concreto al fine di controllare che tutti gli attori facciano il loro lavoro». Non solo. Cirio ha aggiunto: «Lavoreremo ad un Programma di sviluppo regionale che riconosca delle premialità per le aziende agricole che si impegnano a utilizzare prodotti made in Piemonte. Investiremo anche sulla comunicazione perché la buona qualità del made in Piemonte deve essere percepita dai consumatori».
Michele Mellano, direttore di Coldiretti Torino, commenta: «Credo che oggi il presidente della Regione Alberto Cirio, con gli impegni presi, possa accelerare il percorso che noi proponiamo per mettere mano alle  storture presenti nel settore frutticolo piemontese. Io credo che oggi abbiamo dato fortemente voce alla nostra base,  che spesso si trova a far fronte a un meccanismo antico. Quello che una volta si chiamava mezzadria. Oggi esistono tante forme di mezzadria. Sono sicuramente più avanzate e evolute rispetto al passato, ma non meno pericolose per i settori produttivi. Quello frutticolo è uno dei settori più colpiti da queste dinamiche perverse».
Fabrizio Galliati chiude così: «Monitoreremo la situazione del comparto, affinché le istituzioni diano tempestive e concrete risposte rispetto a quanto abbiamo chiesto per sostenere la nostra frutticoltura che riveste un ruolo importante nello scenario economico territoriale».
-43cdto2019

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